Tone of voice: cos’è, come definirlo ed esempi per il brand
Il tone of voice è il modo in cui un brand parla: le parole che sceglie, il ritmo delle frasi, il livello di formalità, la quantità di emozione che mette in ogni messaggio. Non riguarda cosa dici, ma come lo dici. Un tone of voice ben definito rende il brand riconoscibile su ogni canale, dal sito alla newsletter fino alla risposta a un reclamo sui social. In questa guida trovi una definizione operativa, un metodo in sei passi per costruire il tuo, esempi tratti da linee guida reali di grandi marchi e un modello per adattare il tono ai diversi contesti senza perdere coerenza.
In breve
- Il tone of voice è la personalità del brand espressa in parole: definisce come comunichi, non cosa comunichi.
- Voce e tono non sono la stessa cosa: la voce resta costante, il tono si adatta al canale, al pubblico e alla situazione.
- Si costruisce con metodo: valori, pubblico, analisi dei competitor, attributi, regole del “sì e no”, test sui contenuti reali.
- Funziona solo se è documentato: una guida con esempi di frasi corrette e scorrette è ciò che permette a team e fornitori di scrivere con una sola voce.
- Va mantenuto nel tempo: revisioni periodiche e formazione evitano che la voce si disperda man mano che crescono canali e persone coinvolte.
Indice
- Cos’è il tone of voice di un brand
- Voce e tono: la differenza che crea coerenza
- Perché il tone of voice incide sui risultati
- Le dimensioni per descrivere un tone of voice
- Come definire il tone of voice del brand in 6 passi
- Esempi di tone of voice da linee guida reali
- Una frase, tre toni: un esempio pratico
- Adattare il tono ai diversi canali
- Gli errori più comuni
- Il punto di vista di Xpert Marketing
- Definire la voce del tuo brand con Xpert Marketing
- Domande frequenti
- Fonti
Cos’è il tone of voice di un brand
Il tone of voice (spesso abbreviato in ToV) è lo strumento con cui un marchio comunica i propri valori. Le linee guida del marchio Alto Adige lo descrivono come il mezzo attraverso cui un brand parla di sé, empatizza con il cliente ed esprime la propria identità: una voce che resta la stessa a prescindere dal canale, ma che assume sfumature diverse in base al contesto e al target.
In pratica, il tone of voice è fatto di scelte concrete e misurabili:
- Lessico: termini tecnici o parole di tutti i giorni, anglicismi sì o no, parole vietate.
- Sintassi: frasi brevi e dirette oppure periodi articolati, forma attiva o passiva.
- Registro: dare del tu o del lei, livello di formalità, uso dell’umorismo.
- Emozione: quanto entusiasmo, empatia o sobrietà mettere nel messaggio.
- Punto di vista: parlare come “noi” o in terza persona, rivolgersi al lettore in modo diretto.
Il tone of voice è parte dell’identità di marca esattamente come logo, palette e tipografia. La differenza è che l’identità visiva si vede, mentre quella verbale si legge e si ascolta: in un’email, in uno spot radio, in un podcast, nel messaggio di errore di un’app. Per questo lavoriamo sempre le due dimensioni insieme quando costruiamo un progetto di branding e identità visiva.
Voce e tono: la differenza che crea coerenza
Molte aziende confondono i due termini, e da qui nasce gran parte delle incoerenze. La guida al tone of voice di Maserati chiarisce bene la distinzione: la voce è un’energia unica che deriva dalla storia, dall’ambiente e dalla motivazione del brand; il tono è il modo in cui quella voce si esprime in un contesto specifico. Il tono cambia spesso, la voce resta sempre la stessa.
Lo stesso principio è ripreso da Asana nella sua guida alla voce del marchio: il tono aggiunge sfumature al messaggio, perché sia adatto alla situazione e al pubblico.
Un esempio pratico: una persona ha sempre la stessa voce, ma non parla allo stesso modo a un colloquio di lavoro, a una cena con amici e a un funerale. Un brand funziona allo stesso modo:
- Voce (costante): chi siamo, cosa crediamo, come ci riconoscono.
- Tono (variabile): come parliamo adesso, a questa persona, su questo canale, in questa situazione.
Questa distinzione ha una conseguenza operativa: nelle tue linee guida la voce si descrive con pochi attributi stabili, mentre il tono si descrive con regole per canale e per situazione.
Perché il tone of voice incide sui risultati
Le linee guida dell’Alto Adige sintetizzano il ruolo del tono di voce così: trasmette i valori del marchio, ne esprime la personalità e lo rende tangibile, umano, unico e riconoscibile, creando un legame con il cliente. Dal punto di vista del business, questo si traduce in quattro vantaggi concreti:
- Riconoscibilità: in mercati affollati, dove prodotti e prezzi si somigliano, il modo di parlare è uno degli elementi più difficili da copiare.
- Fiducia: un brand che parla in modo coerente su ogni punto di contatto appare più affidabile. Un sito istituzionale rigido seguito da post social sopra le righe genera dissonanza.
- Efficienza: quando la voce è documentata, copywriter, social media manager, customer care e agenzie esterne producono contenuti allineati con meno revisioni.
- Conversione: un messaggio scritto nel registro giusto per il proprio pubblico riduce l’attrito. Le landing page, le email automatiche e le schede prodotto rendono meglio quando parlano la lingua di chi le legge.
La guida a voce e tono della University of British Columbia aggiunge una domanda utile prima di scrivere qualsiasi contenuto: oltre allo scopo della comunicazione, quale sensazione vivrà chi legge? È una domanda semplice che sposta l’attenzione dal brand al pubblico.
Le dimensioni per descrivere un tone of voice
Aggettivi come “autorevole”, “amichevole” o “ironico” sono un buon punto di partenza, ma da soli sono troppo vaghi: due copywriter possono interpretare “amichevole” in modi opposti. Per questo, nel nostro lavoro, collochiamo il brand su alcuni assi e poi traduciamo ogni posizione in regole di scrittura.
| Asse | Un estremo | L’altro estremo | Domanda da porsi |
|---|---|---|---|
| Formalità | Formale (lei, lessico curato) | Informale (tu, linguaggio parlato) | Come parla il mio cliente ideale nel suo lavoro? |
| Serietà | Serio, sobrio | Ironico, giocoso | Il mio settore tollera l’umorismo? In quali momenti? |
| Tecnicità | Specialistico | Divulgativo | Il lettore conosce già il gergo del settore? |
| Energia | Pacato, rassicurante | Entusiasta, motivante | Voglio calmare un dubbio o spingere all’azione? |
| Distanza | Istituzionale, in terza persona | Vicino, in prima persona plurale | Il brand è un’istituzione o un partner? |
Le combinazioni possibili sono molte. Uno studio legale si collocherà verso formale, serio e specialistico; una startup di app per il fitness verso informale, energico e divulgativo. L’importante è che la scelta derivi dai valori e dal pubblico, non dal gusto personale di chi scrive.
Come definire il tone of voice del brand in 6 passi
Questo è il metodo che seguiamo nei progetti di strategia e consulenza quando un’azienda deve definire o rinnovare la propria voce.
1. Parti da valori e posizionamento
Il tone of voice è la conseguenza del posizionamento, non il contrario. Raccogli missione, valori, promessa di marca e il motivo per cui un cliente dovrebbe scegliere te. Se il tuo valore centrale è la trasparenza, una voce piena di superlativi e frasi vaghe lo contraddirà.
2. Studia il pubblico
Analizza come parlano i tuoi clienti: recensioni, email al customer care, commenti sui social, domande poste in fase di vendita. Annota le parole che usano per descrivere il problema che risolvi. Spesso il lessico migliore per il brand è già lì.
3. Analizza come parlano i competitor
Raccogli homepage, post e newsletter dei principali concorrenti e mappali sugli assi della tabella precedente. Se tutti parlano in modo istituzionale, una voce più diretta può diventare un elemento distintivo. Per impostare questa fase in modo strutturato trovi un metodo nella nostra guida all’analisi dei competitor.
4. Scegli da tre a cinque attributi
Seleziona pochi attributi e definisci ciascuno con la formula “siamo X, ma non Y”. Per esempio: “diretti, ma non bruschi”; “esperti, ma non accademici”; “amichevoli, ma non confidenziali”. La seconda metà della formula è quella che evita le interpretazioni sbagliate.
5. Traduci gli attributi in regole
Per ogni attributo scrivi regole pratiche: lunghezza media delle frasi, uso del tu o del lei, parole da preferire e da evitare, politica su emoji e punti esclamativi, come si scrivono numeri e titoli. Affianca ogni regola a un esempio di frase corretta e di frase scorretta.
6. Testa, documenta e forma il team
Riscrivi con la nuova voce alcuni contenuti reali: una pagina del sito, un’email, un post, una risposta a un reclamo. Verifica che il risultato funzioni su canali diversi, poi raccogli tutto in una guida condivisa. Se vuoi un modello di partenza, nella nostra guida alle linee guida della brand voice trovi template e indicazioni per il rollout nel team marketing.
Esempi di tone of voice da linee guida reali
Gli esempi più utili non sono gli slogan famosi, ma le guide che i brand usano davvero per scrivere. Eccone quattro, molto diversi tra loro.
Alto Adige: semplice, vicino, mai autoreferenziale
Il marchio territoriale dell’Alto Adige descrive la propria voce come semplice al 100%, senza paroloni, amichevole con moderazione, empatica e umana. L’obiettivo dichiarato è trasmettere vicinanza. La guida è altrettanto chiara su cosa evitare: essere autoreferenziali, snob, sensazionalistici o smargiassi. È un ottimo esempio di come definire una voce anche attraverso ciò che non si vuole essere.

Maserati: convinzione e sostanza
La guida Maserati elenca regole precise: dire una cosa una volta e con convinzione, parlare in linguaggio semplice, dare sostanza agli aggettivi, usare un linguaggio da brand che crede in ciò che fa. Tra le cose da evitare: insistere troppo sullo stesso punto, usare un linguaggio complicato o antiquato, ripetere il nome del brand nel testo. Qui il lusso non passa dall’enfasi, ma dalla sicurezza.

Mozilla: chiarezza prima di tutto
La guida al tone of voice e alla localizzazione di Mozilla definisce attributi come diretto, chiaro, conciso, autentico, naturale, inclusivo e pertinente, con un umorismo che non scivoli nel banale. Le regole sono molto pratiche: preferire la forma attiva, usare due frasi brevi invece di una lunga e non forzare l’umorismo. Se un messaggio funziona meglio in modo serio, si sceglie l’opzione seria. La guida mostra per ogni attributo esempi di frasi corrette e scorrette.
University of British Columbia: empatia e coinvolgimento
La guida dell’università canadese mette al centro la sensazione che il lettore proverà, chiedendo che la voce favorisca collaborazione, empatia e coinvolgimento. È un esempio utile per organizzazioni che parlano a pubblici molto diversi, da studenti a ricercatori a partner istituzionali.
Una frase, tre toni: un esempio pratico
Per capire quanto il tono cambi la percezione, ecco lo stesso messaggio, un ritardo nella consegna, scritto in tre registri. Sono esempi costruiti a scopo illustrativo.
| Registro | Esempio di testo | Adatto a |
|---|---|---|
| Istituzionale | “La informiamo che la spedizione dell’ordine subirà un ritardo di due giorni lavorativi. Ci scusiamo per il disagio.” | Banche, assicurazioni, B2B tradizionale |
| Diretto ed empatico | “Il tuo ordine arriverà con due giorni di ritardo. Sappiamo che lo aspettavi: ti aggiorniamo appena parte.” | E-commerce, servizi digitali, startup |
| Ironico | “Il tuo pacco si è preso due giorni di pausa. Non lo giustifichiamo, ma ti avvisiamo appena riparte.” | Brand giovani con un pubblico che apprezza l’ironia |
Nessuno dei tre è giusto in assoluto. È giusto quello coerente con la voce del brand e con le aspettative di chi legge in quel momento. Nota anche che l’ironia, in una situazione di disagio per il cliente, va dosata con attenzione: è il tono a doversi adattare, non il cliente.
Adattare il tono ai diversi canali
Una buona guida non si limita a descrivere la voce: indica come cambia il tono su ogni punto di contatto. Questa è una mappa di partenza che adattiamo a ogni brand.
| Canale | Come si modula il tono | Attenzione a |
|---|---|---|
| Sito e landing page | Chiaro, orientato ai benefici, frasi brevi | Gergo interno che il cliente non conosce |
| Social media | Più colloquiale e reattivo | Seguire le mode a scapito della coerenza |
| Email e newsletter | Personale, diretto al singolo lettore | Oggetti sensazionalistici |
| Customer care | Empatico, risolutivo, senza ironia nei casi delicati | Risposte preconfezionate che suonano fredde |
| Comunicati e PR | Più formale, fattuale, verificabile | Superlativi non dimostrabili |
| Podcast e video | Parlato, naturale, con ritmo | Testi scritti per essere letti, non ascoltati |
Nelle situazioni critiche, come un disservizio o una crisi reputazionale, il tono diventa ancora più importante: sobrietà, responsabilità e informazioni concrete prima di tutto. Per questo integriamo le regole di tono nei piani di PR e comunicazione che prepariamo per i clienti.
Gli errori più comuni
Nei progetti di rebranding vediamo spesso gli stessi problemi:
- Attributi generici: “professionali, innovativi, vicini al cliente” descrive quasi tutte le aziende e non guida nessuna scelta di scrittura.
- Guida senza esempi: senza frasi corrette e scorrette, ogni autore interpreta le regole a modo suo.
- Tono uguale ovunque: la coerenza non significa usare lo stesso registro in un post e in una comunicazione di crisi.
- Voce copiata: imitare lo stile di un brand famoso di un altro settore produce testi che suonano artificiali.
- Nessun responsabile: se nessuno presidia la voce, dopo pochi mesi ogni canale torna a parlare a modo suo.
- Nessun aggiornamento: quando il brand cresce, entra in nuovi mercati o lancia nuovi servizi, la guida va rivista.
Il punto di vista di Xpert Marketing
Per noi il tone of voice non è un esercizio di stile: è un sistema. Una voce efficace nasce dalla ricerca di mercato e dall’analisi dei dati, non da una lista di aggettivi scelti in riunione.
Quando lavoriamo su un brand, partiamo da chi deve ascoltare quel messaggio: come parla, cosa cerca, quali dubbi ha prima di acquistare. Poi colleghiamo la voce al posizionamento e la portiamo su ogni canale, dal sito ai social, dalle campagne a pagamento alle email automatizzate, dai comunicati stampa agli eventi.
Il nostro approccio è omnicanale per una ragione precisa: un tone of voice dà risultati misurabili solo quando è applicato con coerenza ovunque il cliente incontra il brand. Per questo uniamo strategia, creatività ed esecuzione nello stesso team, e trasformiamo la voce in linee guida pratiche che i tuoi collaboratori possono usare dal primo giorno.
Xpert
Definire la voce del tuo brand con Xpert Marketing
Se stai affrontando un rebranding, lanciando un nuovo prodotto o vuoi che tutti i tuoi canali parlino finalmente con una sola voce, possiamo aiutarti. Il nostro team integra consulenza strategica, branding e identità visiva, copywriting e produzione di contenuti, gestione dei social media e formazione dei team interni.

Costruiamo con te il tone of voice, lo documentiamo in linee guida operative e lo applichiamo ai contenuti, dalle pagine web alle campagne. Scopri i nostri servizi di marketing e branding oppure approfondisci la produzione creativa e di contenuti.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra brand voice e tone of voice?
La brand voice è la personalità stabile del marchio e risponde alla domanda “chi siamo?”. Il tone of voice è la sua espressione in un contesto preciso e risponde alla domanda “come parliamo in questa occasione?”. La voce resta costante, il tono cambia in base a canale, pubblico e situazione.
Quanti attributi deve avere un tone of voice?
In genere da tre a cinque. Con meno attributi la voce resta troppo generica, con più attributi diventa difficile da applicare e da ricordare. Ognuno andrebbe accompagnato da una precisazione su cosa non significa e da esempi concreti.
Chi deve definire il tone of voice in azienda?
Di solito il lavoro coinvolge il management, il marketing e chi scrive i contenuti, con il supporto di un’agenzia o di un consulente di branding. È importante coinvolgere anche chi parla ogni giorno con i clienti, come vendite e customer care, perché conosce il loro linguaggio meglio di chiunque altro.
Ogni quanto va aggiornato il tone of voice?
La voce di fondo dovrebbe restare stabile per anni, altrimenti perde riconoscibilità. Le regole di tono per i singoli canali, invece, vanno riviste quando cambiano il posizionamento, il pubblico o le piattaforme usate. Una revisione annuale della guida è una buona abitudine.
Il tone of voice vale anche per le aziende B2B?
Sì. Anche nel B2B chi legge è una persona che deve capire, fidarsi e decidere. Un registro chiaro, competente e coerente su sito, proposte commerciali, email e LinkedIn aiuta a distinguersi da concorrenti che spesso usano lo stesso linguaggio standard.
Fonti
- Tone of Voice, marchio Alto Adige (IDM Südtirol)
- Maserati Tone of Voice Guide
- Asana: cos’è la voce di un marchio
- UBC Voice and Tone Guide 2024
- Mozilla Tone of Voice & Localization Guide



